I nostri articoli storici.

Alcune considerazioni libere su Vasco Rossi, Giovanni Borelli, Don Enrico Vanni e sulla storia della radiofonia modenese.

di Paolo Campioli

(Appendice all'articolo "La fantastica avventura di Vasco Rossi a Punto Radio Zocca", pubblicato nel dicembre 2018 dalla rivista Il Frignano, edita da Adelmo Iaccheri editore - Pavullo nel Frignano - MO).

Di recente, presentando un nuovo articolo[1] nella pagina Facebook[2] del mio sito dedicato al giornalista Filippo Naldi[3], avevo promesso che avrei pubblicato nella nostra pagina Academia.edu una parte di testo rimasta fuori dall'articolo stesso per motivi di spazio.

Ora tale parte è stata riportata in questo documento, il quale altro non è che una sorta di appendice, contenente un ardito esperimento, condotto alcuni mesi or sono per provare ad individuare le presunte corrispondenze esistite tra le prime fasi della carriera del cantante zocchese Vasco Rossi e un misterioso ambiente liberal-modernista modenese, nato all'inizio del XX secolo per volontà di alcuni illustri personaggi locali, quasi tutti di area catto-liberale.

Tale ambiente, di cui, per la verità, fino a oggi si è detto e scritto ben poco, fu composto da personaggi di grande spessore, come Don Enrico Vanni, Giovanni Borelli, Don Attilio Pellesi, Nello Quilici e Adriano Gimorri - tanto per citarne alcuni -.

Costoro al tempo erano stati promotori, anche e soprattutto nel loro territorio di appartenenza, di una piccola rivoluzione culturale, ideata e sviluppata anche per dare modo a seguaci di ideologie fra di loro apparentemente incompatibili, come il liberalismo, il cattolicesimo e il socialismo, di trovare un punto d'incontro, di raggiungere, diciamo così, una convergenza.

Chiaramente, il mistero esistente ancora oggi intorno a tale ambiente ci ha spinto ad andare alla ricerca di risposte alle varie domande createsi in seguito allo studio delle gesta di coloro che lo componevano.

Giovanni Borelli direttore segreto del Carlino?

Il punto più alto della rivoluzione culturale modenese che, grazie ai personaggi poc'anzi nominati, interessò anche il Frignano e il territorio collinare delle province di Modena e Bologna, si ebbe probabilmente nel 1913, quando a Giovanni Borelli, pavullese, capo del Partito Giovanile Liberale Italiano, venne dato l'incarico di dirigere segretamente il quotidiano bolognese di Piazza de' Calderini[4], Il Resto del Carlino.

Abbiamo ragione di pensare che tale rivoluzione abbia avuto inizio proprio in quel momento.

E' stato il Conte ed ex-Ministro fascista mordanese Dino Grandi a rivelare, poco prima di morire - siamo nel 1988 -, a Folco Quilici, figlio del noto giornalista livornese[5] Nello, l'informazione relativa all'incarico assunto da Borelli, facendo presente di avere lavorato al Carlino nel 1913, agli inizi della sua carriera, ma alle dipendenze di Giovanni, appunto, e non del direttore ufficiale[6].

L'arrivo del pavullese a Bologna segnò probabilmente l'inizio di un periodo d'oro per i protagonisti della vita culturale frignanese. Non a caso, molti di loro lo seguirono anche al Carlino, luogo dove, tra l'altro, ebbero la possibilità di formarsi sia a livello giornalistico, sia a livello politico.

A dire il vero, quando venne incaricato di dirigere segretamente il quotidiano, Giovanni non viveva più nel Frignano da parecchi anni. Rimaneva però pur sempre un figlio di quella terra.

E infatti, come vedremo, non esiterà a portarne con sé un pezzo anche nel capoluogo emiliano, dopo avere ottenuto l'incarico. Lo farà coinvolgendo appunto, nell'attività del quotidiano, anche alcuni dei suoi amici più fidati.

Nuove ricerche condotte attraverso l'anagrafe di Fontevivo, il luogo del Parmense in cui trascorse gli ultimi anni della sua vita[7], hanno dimostrato però che, negli anni '10 del Novecento, non viveva in realtà a Bologna, bensì tra Milano[8], San Pancrazio Parmense e Pesaro, città natale della moglie Margherita Martini[9].

Questo è un'altro degli elementi che contribuiranno a trasformare la parentesi da lui trascorsa nel capoluogo emiliano, negli anni che precedettero la prima guerra mondiale, in qualcosa di estremamente interessante da studiare.

Interessante nonostante sia noto come il Carlino dei primi anni '10 sia stato ben poca cosa, soprattutto rispetto a quello del post seconda guerra mondiale[10]. In particolare, rispetto a quello che dagli anni '60 in poi è stato capace di ottenere una grande popolarità, fino a diventare un vero e proprio punto di riferimento per i lettori, e non solo a livello locale.

A causa di quanto appena detto sullo scarso valore e la scarsa influenza avuti dal quotidiano nel periodo che precedette la Grande guerra, il lettore potrebbe essere portato a considerare l'esperienza direttoriale di Borelli come qualcosa di scarsamente significativo dal punto di vista storico.

E invece, a nostro avviso, il suo periodo bolognese rappresenta, senza alcun dubbio, un elemento di eccezionale valore storico, soprattutto perché, come vedremo tra poco, nasconde una serie di aspetti segreti davvero stupefacenti. Forse ancora più segreti che l'incarico direttoriale ottenuto.

Aspetti che quindi non potremo permetterci di ignorare, anche perché presentano numerose corrispondenze anche con uno degli elementi trainanti di questo articolo: gli inizi della carriera radiofonica di Vasco.

Andiamo quindi a scoprire quali potrebbero essere state tali presunte corrispondenze.

Giovanni Borelli, Filippo Naldi e Guglielmo Marconi.

Partiremo col dire che nel 1913 il numero due di Borelli in seno al Partito Giovanile Liberale Italiano, Filippo Pippo Naldi, giornalista nato a Borgo San Donnino (ora Fidenza) nel 1886 da una famiglia di origini romagnole[11], ricevette un incarico decisamente insolito per uno come lui ancora molto giovane e inesperto: partire per San Pietroburgo[12], che in quel momento era ancora la capitale dell'Impero russo, per andare a impiantare la filiale di una nuova importante agenzia telegrafica: l'Agenzia Telegrafica Italiana.

L'incarico, di grande responsabilità, gli era stato assegnato dal Ministro degli Esteri del Regno d'Italia, il nobiluomo catanese Antonino di San Giuliano[13], ed è possibile ipotizzare che si trattasse davvero di qualcosa di molto importante, anche perché aveva preceduto solo di qualche mese l'arrivo della FIAT nell'Impero Russo[14].

Naldi, infatti, si era messo probabilmente a rimorchio proprio dell'azienda torinese, naturalmente con il beneplacito del Ministro siciliano, forse anche per cercare di trasformare la sua agenzia in una specie di mezzo di comunicazione ufficiale della stessa FIAT[15].

Sarà uno dei fedelissimi di Borelli e Naldi a raccontare, molto più tardi, nel 1917 per la precisione, alcuni interessanti risvolti di tale vicenda, tra l'altro incredibilmente snobbata dagli storici del Novecento (nessuno di loro infatti ha mai voluto parlarne, anche se, a nostro avviso, rappresenta senza alcun dubbio uno degli avvenimenti cruciali della storia del Regno d'Italia).

Il fedelissimo di cui stiamo parlando altri non è che il sacerdote modernista Don Enrico Vanni da Riccovolto, già citato in precedenza anche come uno dei più importanti protagonisti della rivoluzione culturale frignanese dell'inizio del secolo scorso.

Tuttavia, sebbene la spiegazione appena fornita appaia assai chiara ed esaustiva, il vero motivo dell'assegnazione (sorprendente, per la verità) dell'incarico di fondare l'Agenzia Telegrafica Italiana a San Pietroburgo al politico-giornalista borghigiano amico di Borelli (Naldi) potrebbe comunque non essere ancora del tutto chiaro.

Ci si chiede infatti se sia stato solamente l'arrivo della FIAT in Russia[16] l'elemento-cardine di tale delicata operazione, legata probabilmente alla trasmissione di dati telegrafici wireless da San Pietroburgo verso l'estero, oppure se dietro all'importante assegnazione ci sia stato anche qualcos'altro...

Dopo esserci interrogati a lungo su tale mistero, potremmo avervi trovato una spiegazione definitiva ricordando che, proprio allora, il noto fisico ed inventore Guglielmo Marconi, bolognese proprio come il Carlino, stava iniziando a capitalizzare alcune importanti scoperte personali relative alla comunicazione senza fili.

Le stesse che nel 1909 gli avevano permesso di ottenere anche il premio Nobel per la fisica.

Guglielmo Marconi, Filippo Naldi e la Russia.

Scoperte che, come noto, l'inventore aveva effettuato verso la fine dell'Ottocento. Egli iniziava a trarre profitto da esse attraverso una serie di importanti società che aveva fondato nel Regno Unito dopo avere ottenuto una serie di brevetti[17]. Queste società, naturalmente, si occupavano sempre di tecnologie relative alla comunicazione senza fili, e si avvalevano anche della collaborazione e della consulenza di numerosi scienziati russi.

Tale proficuo rapporto aveva portato alla fondazione di una loro filiale anche nel potentissimo Impero da cui gli scienziati appena citati provenivano. Forse, quindi, potrebbe essere stata proprio tale iniziativa a permettere a Naldi di ottenere un improvviso successo anche nel campo della comunicazione telegrafica (wireless, magari), nel corso di quell'importante, anzi fondamentale, anzi addirittura cruciale 1913. Perciò, potrebbe essere stato proprio Marconi la chiave, più o meno segreta, del successo pietroburghese di Pippo.

E cioè del successo ottenuto da colui che, forse proprio anche grazie a tale operazione, nel dicembre di quello stesso anno ottenne a sorpresa anche l'incarico di dirigere in via ufficiale (a differenza di ciò che Borelli aveva fatto presumibilmente fino a poco prima) il Carlino insieme con Lino Carrara[18].

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A questo punto l'arrivo improvviso, quanto inaspettato, di Marconi nell'avvincente storia d'altri tempi che stiamo provando a raccontare in queste pagine si trasformerà - almeno per noi - in un vero e proprio invito a nozze. Infatti, esso da una parte ci permetterà di rilevare in automatico le varie corrispondenze tra la storia in questione e l'esperienza radiofonica di Vasco Rossi.

E dall'altra ci porterà a concludere che, se Punto Radio negli anni '70 ebbe così tanto successo, fu di sicuro anche grazie alle favorevoli condizioni (psicologiche, politiche, sociali e culturali) che, molti anni prima della sua nascita, qualcuno (Borelli e i suoi soci) aveva voluto creare affinché il territorio modenese potesse trasformarsi, in modo graduale, nel posto ideale dove far nascere nuovi fenomeni culturali, legati, magari, anche alla comunicazione senza fili.

Processo, questo, che, infatti, molti decenni più tardi troverà effettivamente completamento proprio attraverso la nascita di Punto Radio.

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Ora però, dopo questa breve divagazione, vorremmo, anzi dovremo continuare a parlare ancora un po' di Marconi, anche per cercare di far emergere nuovi aspetti del suo presunto rapporto con Borelli & co.: sappiamo che nel 1897 fonda una società chiamata The Wireless Telegraph & Signal Company, la quale nel 1900 prenderà il nome di Marconi's Wireless Telegraph Company.

Essa nasce per lo sfruttamento del brevetto per la trasmissione wireless di dati che l'inventore[19] aveva ottenuto tra il 1896 e il 1897 (piatto cotto e mangiato!), e aveva la propria sede centrale a Chelmsford, un paese a una trentina di chilometri a nord-est di Londra. Negli anni Zero del Novecento la società ottiene la possibilità di inaugurare anche una serie di filiali nel mondo.

Una delle più importanti sarà quella russa (già citata), con sede a Mosca, che talvolta viene menzionata anche come Russian Marconi Company. Per la quale lavoreranno, tra i tanti, anche due tra i maggiori scienziati europei: il celeberrimo Boris Rosing, tra gli inventori del mezzo televisivo, il suo pupillo Isaac Schoenberg.

L'arrivo di Marconi in Russia coincise grossomodo con quello nello stesso luogo della FIAT[20]. Quest'ultimo, come dicevamo, fu preceduto di poco dall'arrivo di Pippo Naldi e della sua Agenzia Telegrafica Italiana (1913)[21].

L'aspetto più interessante dello sbarco di costoro a San Pietroburgo e/o Mosca è rappresentato senz'altro dal fatto che Naldi si recò in tali città sia come rappresentante di punta del mondo borelliano, sia anche come giornalista collaboratore di quel Carlino di cui, curiosamente, di lì a poco, sarebbe diventato anche direttore ufficiale.

Vogliamo ricordare ancora una volta che tale quotidiano era bolognese come Marconi, e vorremmo aggiungere anche che era stato sicuramente uno dei primi mezzi di informazione ad interessarsi a lui: aveva iniziato infatti a pubblicare articoli sull'argomento "telegrafia senza fili" sin dall'inizio della carriera dell'inventore, e cioè proprio dal momento del rilascio del brevetto che lo aveva reso famoso nel mondo.

Nella nostra ricerca sulle relazioni tra i vari personaggi citati sono presenti, tuttavia, numerosi punti ancora da chiarire. Sarà quindi necessario portare a termine questo processo di chiarimento se si desidera che il prosieguo della ricerca e, soprattutto, la sua credibilità non vengano ostacolati. Uno di tali punti riguarda il fatto che, in realtà, Naldi e Borelli non collaboravano ancora stabilmente con il quotidiano di Piazza de' Calderini quando il fisico ottenne i propri brevetti.

Infatti nel 1896-97 Giovanni dirigeva ancora L'Idea Liberale[22], e viveva a Milano, mentre Pippo, nonostante allora risiedesse ancora a Borgo San Donnino, pertanto relativamente vicino al capoluogo emiliano, era però ancora troppo giovane (aveva solamente 11 anni!) per disporre di una coscienza politica che gli permettesse di esprimersi in modo adeguato anche a livello giornalistico.

Si dà il caso, però, che il loro rapporto con il Carlino abbia iniziato a intensificarsi proprio quando a Marconi venne assegnato il Premio Nobel per la fisica (1909) per il contributo dato allo sviluppo della telegrafia senza fili[23]. I primi articoli a firma "Filippo Naldi" comparsi nel quotidiano bolognese risalgono infatti proprio al 1909.

Si trattava in realtà di articoli dalla connotazione fortemente politica. E forse il Carlino li pubblicava inserendoli in uno spazio concesso ai membri del partito a cui sia Pippo che Borelli appartenevano (il Partito Giovanile Liberale Italiano)[24]. Anche per fare propaganda politica.

Le testimonianze del riccovoltese Don Enrico Vanni.

In base a ciò potremmo presumere che possa essere stato proprio l'entusiasmo collettivo costituito dalla vittoria del prestigioso premio da parte di Marconi ad alimentare in qualche modo le speranze dei giovani liberali, se è vero che, verso la fine del primo decennio del Novecento, presero a frequentare sempre più assiduamente il capoluogo emiliano, cercando tra l'altro di inserirsi in pianta stabile nel Carlino, anche per trasformarlo nella loro base operativa.

Le cronache del tempo raccontano che nel 1912 alcuni di loro risiedevano stabilmente a Bologna, per la precisione in un lussuoso albergo chiamato Albergo Pellegrino[25].

E' stato il frignanese Adriano Gimorri, in "D. Attilio Pellesi - Uomo e scrittore", a raccontare che:

"Nel 1912 Vanni (Enrico, NdA) vi conviveva (a Bologna) già con Quilici (Nello) e Naldi (Pippo). Vi capitava Pastorelli (Don Silvio) e Borelli (Giovanni) vi era assiduo. Scopo: la pubblicazione di un giornale elettorale, Patria, che poi Quilici, dopo le elezioni (quelle del 1913, le prime a suffragio universale maschile), trasformerà probabilmente in settimanale"[26].

Ecco invece come il riccovoltese Don Enrico Vanni[27] descrisse nel 1917 il primo periodo bolognese dei giovani liberali:

"Nel 1911 Naldi fu chiamato a Bologna per fondare un nuovo giornale, ch'ebbe il nome di Patria, Visse poco ma gloriosamente. Vi si dettero convegno, sotto il sorridente patronato di Giovanni Borelli, fresche e generose energie giovanili. Scopo il rinnovamento del vecchio partito liberale (...) Collaborai a Patria e da allora presi col Naldi la consuetudine dei lunghi interminabili colloqui, che si potrebbero chiamare culturali, ma in cui si trattano gli argomenti che interessano comunque il nostro intelletto e la vita"[28].

Con ogni probabilità, fu proprio quella descritta da Gimorri e Vanni la fase germinale della grande rivoluzione culturale frignanese che toccò il punto di massimo splendore nel 1913.

A ciò vorremmo aggiungere che, oltre a Il Resto del Carlino, allo sviluppo di tale rivoluzione contribuì di sicuro anche una celebre accademia di studi, tuttora esistente, fondata a Pievepelago nel 1902 col nome di Accademia Lo Scoltenna. La quale aveva avuto come soci fondatori anche Don Vanni e Don Pellesi. E Giovanni Borelli come membro onorario, a partire dal 1912[29].

Ci sarà da chiedersi, tuttavia, alla luce di quanto emerso finora, cosa mai ne sarebbe stato dei liberali frignanesi appena menzionati se Marconi, tra il 1896 e il '97, non fosse riuscito a brevettare un certo tipo di tecnologia per la comunicazione senza fili, e se, successivamente, nel 1909, non fosse riuscito ad aggiudicarsi il prestigioso Nobel per la fisica...

Dopo avere riflettuto a lungo su tale eventualità alternativa, siamo giunti alla conclusione che, probabilmente, se non ci fossero stati tali conquiste marconiane, Borelli e i suoi sarebbero finiti ben presto nel dimenticatoio, e senza alcuna possibilità di emergere.

Fortunatamente per loro, però, con l'arrivo della grande rivoluzione tecnologica iniziata grazie alle felici intuizioni dell'inventore, Bologna, dopo essersi trasformata in una delle capitali mondiali della telecomunicazione, iniziò ad attirare verso di sé numerosi personaggi intenzionati a sfruttare le possibilità create da tale straordinaria novità.

E, chiaramente, nel gruppo da costoro formato si inserirono con successo anche i summenzionati liberali frignanesi.

Affinità e differenze tra la rivoluzione dei giovani liberali borelliani e il fenomeno dell'esplosione delle radio libere.

Molti di loro appartenevano, come detto, a un piccolo ma combattivo movimento politico giovanile guidato da Giovanni Borelli, che era stato fondato a Firenze nel febbraio 1901 con il nome di Partito Giovanile Liberale Italiano (PGLI)[30].

Il concetto di libertà contenuto nel nome di tale movimento politico appare elemento di massima importanza in questo momento, perché rappresenta un altro dei tanti punti di contatto con il concetto di radio libere a cui abbiamo fatto riferimento in precedenza parlando di Vasco Rossi.

Pertanto, di riflesso, costituirà un punto di contatto anche con il fenomeno imprenditoriale che negli anni '70 del Novecento, anche e soprattutto grazie al rocker, interessò la collina modenese attraverso la costituzione di Punto Radio.

Tale corrispondenza dimostra tra l'altro che il gruppo di amici zocchesi che, a partire dal 1972, sfidando la diffidenza e il bigottismo che allora imperversava un po' ovunque, decise di fondare una discoteca di grande successo[31] e successivamente una emittente importante come Punto Radio, poteva essere considerato davvero, a pensarci bene, come una specie di nuovo movimento giovanile liberale, nato per dare vita a una nuova rivoluzione culturale, un po' come quella che Borelli & co. erano riusciti a inaugurare negli anni '10 del Novecento, forse, anzi sicuramente, anche grazie alle fortunate invenzioni di Marconi!!! Le quali tra l'altro - guarda caso - sono state le stesse che Vasco e i suoi amici hanno utilizzato per portare a compimento la loro parte di rivoluzione.

Fantasticando un poco potremo concludere quindi che, a un certo punto degli anni '70, potrebbe avere avuto luogo una specie di strano transfert, al limite del metafisico e del metatemporale, che si manifestò in pratica portando l'antica Accademia Lo scoltenna a reincarnarsi in una piccola radio libera di Zocca guidata da alcuni amici che ivi risiedevano.

Trasformandoli pertanto in una sorta di eredi ufficiali di coloro che settant'anni prima avevano fondato e animato la suddetta Accademia anche per cercare di rivoluzionare culturalmente il Frignano e le zone limitrofe.

Tali eredi, tra l'altro, nel momento di massimo successo della loro breve esperienza radiofonica, sceglieranno, guarda caso, proprio Bologna (e non Modena) come sede alternativa dei propri affari[32], esattamente come i vari Vanni, Borelli e Quilici avevano fatto nel lontano 1912 anche per cercare di dare al proprio pensiero liberale una nuova forma e maggiore forza.

Il ruolo del Generale Alfredo Dallolio.

Il successo ottenuto da Giovanni Borelli a partire dal 1913 sulla scia di quello marconiano potrebbe non dipendere però solo ed esclusivamente da lui. Esso potrebbe dipendere infatti anche dal Generale bolognese Alfredo Dallolio.

E ora spiegheremo perché. Non prima però di avere riportato alcune informazioni biografiche essenziali (e necessarie) di tale importante personaggio.

Dallolio nacque a Bologna nel 1853. Il padre Cesare era originario di Loiano, un importante centro dell'Appennino bolognese. Forse non tutti sanno che, nel momento della nascita di Dallolio senior, in tale luogo risiedevano vari illustri personaggi, tra cui un membro della famiglia svizzera dei Loup, a noi noto in quanto fu uno degli storici proprietari dello stabile della bolognese Piazza de' Calderini dove, a partire dal 1898 (poco dopo l'assegnazione del brevetto inglese a Guglielmo Marconi) venne ubicata la sede de Il Resto del Carlino.

Il suo nome era Luigi[33] ed era un noto agronomo.

Prima di proseguire con la stesura della biografia di Dallolio sarà necessario aprire una prima piccola parentesi per spiegare che Loiano si trova a soli 20 chilometri dal paese natale di Giuseppe Marconi, padre dell'inventore. Originariamente il paese si chiamava Pontecchio. Successivamente però, in onore di Guglielmo, ha assunto il nome di Pontecchio Marconi, in quanto anche luogo dei suoi primi esperimenti.

Altra piccola parentesi, anch'essa assolutamente necessaria: vorremmo aggiungere che Giuseppe era nato nel 1823 nei pressi di Porretta Terme, altro noto capoluogo montano. Distante anch'esso pochissimi chilometri dal paese natale di Cesare Dallolio, il quale tra l'altro era nato nel 1819 ed era, pertanto, quasi coetaneo del padre di Marconi.

Terza ed ultima parentesi, dopodiché proseguiremo con la stesura del profilo biografico del Generale: a partire dal 1904, la società inglese dell'inventore iniziò ad allargare il proprio raggio d'azione, fondando una nuova società che realizzava strumenti anche per la comunicazione marittima.

Guarda caso, nello stesso momento (e forse non si tratta di una semplice coincidenza fortuita) la carriera di Alfredo Dallolio, che nel frattempo era uscito dall'Accademia militare di Torino con il grado di sottotenente di artiglieria, iniziò improvvisamente a decollare, fino a fargli raggiungere, nel 1910 (poco dopo cioè l'assegnazione del Nobel a Marconi), il grado di maggior generale.

Chiaramente tutto questo non significherebbe nulla se non sapessimo che la tecnologia inventata dal pontecchiese iniziò ad essere utilizzata probabilmente anche in àmbito militare proprio quando ebbe luogo il balzo di carriera di Dallolio. Che influenza ebbe, quindi, Marconi nell'ascesa del Generale?

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Chiuso questo lungo inciso, torneremo ora a parlare della biografia del militare, aggiungendo che nel 1911 passa al Ministero della Guerra[34] come direttore generale di artiglieria e genio, mantenendo l'incarico fino al luglio 1915, quando verrà nominato sottosegretario alle armi e munizioni (dipendente dal Ministero della guerra) del Governo Salandra II.

Rimarrà in carica fino al giugno 1917, quando il sottosegretariato si trasformerà in Ministero. Alla cui guida, però, nel luglio successivo verrà messo proprio lui[35]. Rimarrà Ministro fino al maggio 1918.

Come scrive Mario Barsali nel Dizionario Biografico degli Italiani...

"Alfredo Dallolio dal luglio del 1915 al maggio 1918 non fu solo l'organizzatore tecnico di tutta la produzione per la guerra, ma anche il responsabile politico di un nuovo e importantissimo settore dell'amministrazione dello Stato"[36].

Tutto questo ci servirà per aggiungere un nuovo importante tassello al nostro tribolatissimo articolo: nell'agosto 1916 il sottosegretariato per le armi e le munizioni, allora in mano a Dallolio, darà vita una nuova struttura, a cui verrà dato il nome di Ufficio Storiografico della Mobilitazione (industriale), del quale sarà direttore, guarda caso, proprio il nostro Giovanni Borelli.

La nascita dell'USM e l'importanza dei rapporti tra Modena e Roma.

Nel momento dell'assunzione della direzione dell'USM, Borelli aveva appena messo una definitiva pietra tombale sul suo piccolo partito liberale (1915)[37] e si apprestava a dare un nuovo impulso alla sua vita, forse proprio anche attraverso il nuovo ruolo militare che gli era stato assegnato in seguito all'entrata in guerra dell'Italia.

E, a nostro avviso, l'alleanza militare tra il Regno d'Italia e la Francia, stipulata nel 1915 attraverso il Patto di Londra, potrebbe avere avuto una importanza fondamentale nella sua decisione di accettare di guidare il suddetto Ufficio Storiografico.

Abbiamo derivato ciò dal fatto che, ancor prima dell'entrata in guerra dell'Italia, egli aveva deciso di recarsi nel paese Transalpino, nelle Argonne per la precisione, per andare a dare man forte alla Legione Garibaldina[38], impegnata al fianco dell'Esercito francese nei combattimenti contro i tedeschi.

Come spiega Barbara Bracco nell'unico libro che sia mai stato scritto sulla storia dell USM, e che si intitola "Memoria e identità dell'Italia della Grande Guerra. L'Ufficio Storiografico della Mobilitazione (1916-1926)"...

..."L'ufficio (che aveva sede a Roma, NdA)[39], sotto l'influsso di Borelli, ben presto perse il suo iniziale carattere di centro statistico, proponendosi ufficialmente già dall'inizio 1917 il compito enorme di documentare, come un monumento da tramandare a generazioni future e quasi in forma di un archivio foucaultiano, l'impatto della guerra per la nazione italiana a tutti i livelli: economico-industriale, politico, sociale. (...) Venne sciolto ufficialmente nel 1920".

Molto probabilmente, fu proprio Dallolio a incaricare Giovanni di far funzionare l'USM sia come centro statistico, sia anche come centro di "informazione"[40] vero e proprio.

Da utilizzare, magari, anche per dare modo ad alcuni dei più importanti uomini di cultura italiani, che con la guerra erano stati arruolati proprio da tale Ufficio, di studiare nuove tecniche e strategie di comunicazione, necessarie anche per provare a contenere, anche e soprattutto attraverso l'informazione, i potenziali traumi di un post-prima guerra mondiale che, allora, di sicuro, si preannunciava tutt'altro che facile - soprattutto per i reduci di guerra italiani, - a causa della cruenza del conflitto in atto.

Da tale ufficio infatti passarono effettivamente numerosi professionisti della carta stampata, così come tanti storici e politici[41]. Ma anche numerosi esponenti del clero diedero il proprio prezioso contributo per trasformare l'USM in uno dei più potenti strumenti di informazione del primo Novecento[42].

Ciò avvenne perché anche la Chiesa aveva probabilmente interesse che il ritorno a casa dei soldati traumatizzati dalla guerra venisse attutito, ammortizzato, addolcito il più possibile, anche mediante nuove strategie e tecniche di comunicazione, da sviluppare chiaramente attraverso il mondo dell'informazione[43], cattolica e non (quindi anche massonica).

Uno dei sacerdoti che aderì all'USM fu il già più volte citato Don Enrico Vanni, il riccovoltese (da Riccovolto, MO) amico di Borelli, che nel 1902 fu tra i soci fondatori dell'Accademia Lo Scoltenna di Pievepelago e che nel 1917, dopo la disfatta di Caporetto, diventerà addirittura braccio destro di Filippo Naldi a Il Tempo di Roma.

Don Enrico Vanni e Vasco, modernisti ribelli.

Curiosamente, la vita di Vanni, oltre ad avere una forte attinenza con quella di Borelli, possiede più di un punto di contatto anche con quella di Vasco: entrambi infatti hanno frequentato (chiaramente in due epoche distinte) un luogo ben preciso della città di Modena, legato, tra l'altro, alla religione cattolica. Tale luogo si trova all'interno dell'isolato compreso tra Corso Canalchiaro, Rua dei Frati Minori, Via Francesco Selmi e Viale delle Rimembranze.

Nei primi decenni del Novecento, infatti, Vanni fece una breve esperienza come insegnante presso il Seminario Metropolitano geminiano (ingresso in Corso Canalchiaro). E nel tempo libero frequentava le abitazioni di alcuni nobiluomini modenesi poste lungo Rua Frati, guarda caso proprio dove si trovava il Convitto locale in cui, molto tempo dopo, Vasco alloggerà - anche se per breve tempo - nel periodo degli studi.

Tale Convitto si trovava proprio nei pressi del Seminario (Via delle Rimembranze, ma con ingresso probabilmente anche in Rua Frati). Come spieghiamo nell'articolo pubblicato nel recente numero 10/2018 de Il Frignano, Vasco vi alloggiò negli anni '60/'70 mentre frequentava gli istituti scolastici cittadini.

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La descrizione di tali esperienze offerta nel corso degli anni dai biografi di Vasco e Vanni hanno evidenziato però anche una serie di traumi subìti dai due rivoluzionari modernisti nei periodi trascorsi in tali strutture.

Relativamente a Vanni, ad esempio, emersero i contorni di una sottile persecuzione ideologica[44] ordita nei suoi confronti da parte di alcuni suoi colleghi e superiori, al fine di punire il suo atteggiamento eccessivamente liberale e modernista. Allora infatti (siamo agli inizi del Novecento) il modernismo teologico era osteggiato con forza dalla Curia cittadina, in particolare dal Vescovo Natale Bruni[45].

Vasco, invece, sebbene non fosse un sacerdote cattolico come il conterraneo, si ribellava però anch'egli, a modo suo, un po' come Vanni aveva fatto molto prima di lui, alle regole probabilmente rigide della struttura cattolica cittadina di cui era ospite per gli studi.

Da ciò si potrà dedurre, quindi, che Vanni e Vasco potrebbero avere vissuto, anche se in due fasi storiche diverse, lo stesso tipo di esperienza negativa mentre vivevano a stretto contatto con una cultura come quella cattolica ultra-conservatrice cittadina che, forse, non li rappresentava appieno.

Forse si sentivano legati più alla cultura cattolica della provincia modenese; in questo ambiente, infatti, dimostravano di trovarsi maggiormente a loro agio.

Infatti, se prendiamo come esempio il caso di Rossi e andiamo a leggere quanto scritto dal critico musicale Marco Mangiarotti su certi momenti della sua giovinezza, rileviamo che nel 1973 il rocker si avvicinò per un periodo anche ai principi cattolici, arrivando a organizzare persino una messa rock nella Chiesa parrocchiale di Zocca, con l'appoggio tra l'altro di Don Gianni, il Monsignore che la reggeva[46].

Segno forse che i suoi rapporti con la religione cattolica non erano poi così negativi...

Chissà però se quanto di negativo vissuto da Rossi negli anni '70 a Modena possa essere stato provocato in qualche modo, o possa essere derivato, indirettamente (e/o inconsciamente), anche dall'esperienza che l'estroverso religioso riccovoltese Vanni aveva vissuto una settantina di anni prima nello stesso luogo...

Sarà tuttavia difficile, se non impossibile, stabilire se ciò sia avvenuto proprio per questo motivo...

Ad ogni modo, al di là di questa parentesi apparentemente assurda e, di certo, assai fantasiosa, non si potrà però non ammettere che le corrispondenze tra le esperienze condotte da questi due illustri personaggi frignanesi[47] in due fasi distinte del secolo scorso possano essere effettivamente esistite.

Anzi, per voler essere sinceri, sono proprio evidenti... Talmente tanto da spingerci a provare ad andare ancora più in profondità nell'analisi centrale del nostro articolo, ovvero quella degli avvenimenti storici che hanno portato alla nascita dei rapporti tra i vari Marconi, Borelli, Dallolio, Naldi, Vanni ecc.

Vorremmo fare tale tentativo anche per vedere se esistano, eventualmente, ulteriori corrispondenze tra il rocker e i vari rivoluzionari frignanesi che lo hanno preceduto.

Ma vorremmo farlo anche perché siamo convinti - come del resto abbiamo provato a spiegare anche nel nostro articolo su Il Frignano 10/2018 - che il rapporto tra Modena-Bologna e la città di Roma sia stato fondamentale anche per Punto Radio, quindi per Vasco, proprio come lo era stato negli anni '10 per i liberali modenesi poc'anzi citati, che gravitavano sia attorno al Carlino, sia attorno al Generale Alfredo Dallolio e all'Ufficio Storiografico della Mobilitazione (industriale).

Modena vera capitale delle più importanti rivoluzioni culturali del Ventesimo secolo.

Come detto, le fortune del Generale iniziarono a crescere nel momento dell'esplosione della popolarità del suo conterraneo Marconi, e la scelta di assegnargli, anche a livello governativo, l'incarico di amministrare tutto ciò che aveva a che fare con le armi e le munizioni del Regno d'Italia derivò, con ogni probabilità, proprio dal ruolo di primo piano che il fisico, grazie alle sue invenzioni, aveva iniziato ad assumere, anche in àmbito militare, ancor prima dell'inizio della Grande guerra.

Di conseguenza, le fortune di Borelli derivarono probabilmente anche proprio dal ruolo di primo piano assunto dal Dallolio a livello militare negli anni '10. Perciò, forse, pure quelle di Don Enrico Vanni derivarono dalla grande popolarità ottenuta dal sistema militare bolognese in seguito alla salita alla ribalta di Marconi: Non a caso, anche il sacerdote venne impiegato da Dallolio ed assegnato all'Ufficio Storiografico borelliano.

Ma anche quelle di Naldi potrebbero essere state figlie del rapporto esistito tra i giovani liberali emiliani e il Generale bolognese. Non a caso, quando era direttore del Carlino insieme con Lino Carrara, Naldi ripeteva spesso di essere in buoni, anzi ottimi rapporti con Dallolio[48].

E allora in base a ciò potremo arrivare forse a una conclusione definitiva della nostra analisi, ribadendo che, molto probabilmente, se non fosse stato per Marconi e per le sue straordinarie invenzioni, la grande rivoluzione culturale modenese prodotta negli anni '10 dai vari Borelli, Pellesi, Vanni, Quilici (modenese d'adozione), Gimorri e Naldi (quest'ultimo nato però in provincia di Parma) non avrebbe mai potuto avere luogo.

Così come forse non avrebbe mai potuto avere luogo un'altra importante rivoluzione culturale modenese, sorella, anzi figlia, anzi addirittura nipote di quella borelliana degli anni 10: stiamo parlando naturalmente di quella che negli anni '70, attraverso la liberalizzazione delle frequenze radiofoniche, permise a Vasco Rossi di fondare una delle più importanti emittenti private italiane di sempre: Punto Radio.

Conclusioni.

Come anticipato in apertura di questa lunga appendice, era stato anche per provare a parlare della strana corrispondenza esistita tra i borelliani e i vaschiani che avevamo deciso di realizzare l'articolo pubblicato nel dicembre 2018 dalla rivista pavullese Il Frignano.

Articolo da cui, però, eravamo stati costretti a tagliare proprio la parte relativa allo studio della suddetta corrispondenza, per una serie di motivi, anche di spazio. E proprio per questo avevamo deciso di pubblicarla qui su Academia.edu.

La grande libertà concessaci dallo strumento informatico - il quale infatti ci ha permesso di scrivere, cancellare, aggiungere, modificare il testo più volte, senza difficoltà - ci ha permesso anche di fare numerose divagazioni.

Divagazioni che però talvolta, senza che ce ne accorgessimo, si sono trasformate in veri e propri voli pindarici. Voli che tra l'altro in qualche occasione hanno rasentato persino il limite della follia: non a caso, sono stati proprio essi a portarci a condurre l'esperimento mirato a dimostrare che sarebbero esistiti vari punti di contatto tra i borelliani e i vaschiani, ovvero tra due gruppi storici della cultura frignanese e, più in generale, modenese, vissuti però in due epoche molto distanti tra loro (ed è proprio in quest'ultimo elemento che risiede, forse, la componente di follia del nostro esperimento).

Uno di tali punti è rappresentato senza dubbio dall'elemento marconiano, presente infatti in dosi massicce nella rivoluzione culturale borelliana dei primi anni '10, così come in quella vaschiana degli anni '70. Del resto, è stato proprio tale elemento a spingerci ad inserire anche l'espressione radiofonia modenese nel titolo di questa lunga appendice.

Ciò che non ha accomunato tali gruppi potrebbe essere stato invece l'elemento ideologico: marcatamente conservatore e di destra quello dei borelliani, tendenzialmente di sinistra quello dei vaschiani.

Vaschiani che, però, nonostante abbiano vissuto attivamente il periodo della contestazione, negli anni '70, schierandosi forse anche dalla parte dei contestatori, hanno avuto comunque, al proprio interno, anche una parte cattolica molto accentuata, dovuta forse al fatto che il loro paese, Zocca, è stato il luogo da cui sono venuti Vescovi molto importanti ed influenti, e in cui ancora oggi si rilevano numerose tracce di quello che, fino al XIX secolo, è stato il limitrofo Stato Pontificio.

Dall'altra parte, i borelliani, pur avendo avuto sicuramente un ruolo non marginale nello sviluppo dell'ideologia conservatrice e di destra che portò alla nascita del fascismo, nel corso della loro esperienza ebbero però la facoltà di determinare anche le fortune di certi gruppi rivoluzionari e filo socialisti, come, ad esempio, quelli che, almeno fino alla fine della prima guerra mondiale, contribuirono a mantenere in vita Il Popolo d'Italia, il quotidiano socialista interventista diretto da Mussolini.

Tutto questo, essendo avvenuto quindi anche grazie al lavoro svolto dagli stessi borelliani al fine di creare un movimento segreto politicamente trasversale che comprendesse sia persone di estrazione filo rivoluzionaria sia persone di estrazione catto-liberale, potrebbe andare a rappresentare davvero un ulteriore punto di contatto con il mondo radicale e tendenzialmente di sinistra del Vasco degli anni '70.

Siamo certi che, se proseguissimo con la ricerca di punti di contatto tra vaschiani e borelliani, riusciremmo a trovare probabilmente un numero infinito...

Crediamo tuttavia che quelli trovati bastino e avanzino per avere un quadro completo della storia descritta; e, di conseguenza, anche per riuscire a dimostrare che è effettivamente esistita una forte corrispondenza tra le esperienze condotte da tali gruppi in due fasi diverse del XX secolo.

E con quest'ultima parte di testo dichiariamo definitivamente conclusa questa lunga appendice all'articolo su Vasco Rossi e Punto Radio, pubblicato nel numero 10 della rivista pavullese Il Frignano.

NOTE:

[1] Articolo comparso nel numero 10/2018 della rivista Il Frignano, edita da Adelmo Iaccheri.

[2] Filippo Naldi - Il sito - Pagina Facebook.

[3] Filippo Naldi - Il sito - The website.

[4] Dal 1898 la sede del Carlino era ubicata ai numeri 4 e 6 di tale piazza, per la precisione presso Palazzo Loup.

[5] La famiglia della madre proveniva però da Pievepelago (MO). Inoltre, nel periodo dell'adolescenza, Nello aveva vissuto a lungo a Modena, ospite dello zio materno sacerdote presso la parrocchia cittadina di San Faustino.

[6] In realtà nel corso di quell'anno i direttori del quotidiano furono due: Lino Carrara ed Ettore Marroni, detto Bergeret.

[7] E in cui, tra l'altro, nel luglio 1932 morì, a causa di una infezione contratta nel tagliarsi la barba.

[8] Dove aveva la residenza insieme alla moglie.

[9] Talvolta citata però come cittadina parmense.

[10] Prima dell'arrivo di Naldi, Borelli e Carrara, la sua tiratura era scesa al di sotto delle 40.000 copie giornaliere.

[11] Aveva abitato in una casa cantoniera nei pressi di Forlì. L'informazione ci è stata gentilmente concessa da una discendente del giornalista.

[12] E che il 31 agosto 1914 si trasformerà in Pietrogrado. Fino al 1924. Dopodiché muterà ancora il proprio nome, diventando Leningrado. Manterrà tale nome fino al 1991, quando assumerà nuovamente il nome San Pietroburgo.

[13] Il quale rimarrà Ministro fino al momento della sua morte, avvenuta il 16 ottobre 1914. Gli succederanno dapprima il Presidente del Consiglio Antonio Salandra e, subito dopo, Sidney Sonnino. Tali successori erano membri del centro parlamentare, e insieme, nel 1901, avevano contribuito anche alla nascita del quotidiano romano Il Giornale d'Italia.

[14] Avvenuto infatti nel 1914.

[15] Non a caso, in seguito a ciò, Pippo diverrà amico intimo dell'industriale piemontese. Questa è un'altra delle tante informazioni che ci sono state gentilmente concesse dalla discendente di Naldi menzionata in precedenza.

[16] Descritto perfettamente nella seguente opera: Renato Risaliti, La Russia: dalle guerre coloniali alla disgregazione dell'URSS, Bruno Mondadori, Milano, 2007 - Pp. 44, 152.

[17] Ottenne il primo tra il 2 giugno e il 7 luglio 1896.

[18] Avvocato bussetano. Lino era figlio di Angiolo, il notaio storico braccio destro ed amministratore di tutti i beni di Giuseppe Verdi. Angiolo Carrara, talvolta chiamato Angelo, morì nel 1904.

[19] Il quale nel 1914 diventerà Presidente anche di un importantissimo istituto di credito italiano: la Banca Italiana di Sconto. Tale banca fu messa in liquidazione nel 1921 dopo avere concesso un prestito milionario a Naldi.

[20] Gli storici ritengono che la FIAT sia arrivata in Russia non prima del 1914.

[21] ACS, UCI, B.30 - Roma, 22 ottobre 1917 - Prof. Enrico Vanni - Canonico Palatino.

[22] L'Idea Liberale era stato fondato nel 1892 da Alberto Sormani e Guido Martinelli. Martinelli lo diresse dal momento della fondazione fino al maggio 1896. A lui subentrò Borelli, il quale lo diresse fino al dicembre 1901 - L'Idea Liberale dal 1896 al 1900, in Rassegna Storica del Risorgimento, Anno 1978 - Pag. 306 - Vilfredo Pareto, Œuvres complètes, Volume 30, Droz, 1989 - Pag. 290.

[23] Il Premio era stato istituito nel 1901, dopo la morte di Alfred Nobel, avvenuta a Sanremo nel dicembre 1896. Pochi mesi dopo, cioè, l'assegnazione del brevetto inglese a Marconi (giugno 1896).

[24] Fondato nel febbraio 1901, poco dopo la temporanea chiusura de L'Idea Liberale (dicembre 1900) e prima della primissima cerimonia di premiazione del Nobel (10 dicembre 1901).

[25] Si trovava in un palazzo posto all'angolo tra Via Calcavinazzi e Via Ugo Bassi. L'Albergo Pellegrino, che ora non esiste più, aveva ospitato Sovrani, Principi e nobili di ogni parte d'Europa.

[26] Adriano Gimorri, D. Attilio Pellesi - Uomo e scrittore, Editrice Società Lo Scoltenna, Pievepelago, 1951 - Pp. 45-46.

[27] Nato in località La Raggia di Riccovolto.

[28] ACS, UCI, B.30 - Roma, 22 ottobre 1917 - Prof. Enrico Vanni - Canonico Palatino.

[29] Nell'archivio de Lo Scoltenna abbiamo trovato un bigliettino di ringraziamento che Borelli inviò ai consiglieri dell'Accademia nel 1912 per ringraziarli di averlo nominato membro onorario.

[30] Talvolta nominato Partito Giovanile Liberale-Conservatore Italiano.

[31] La discoteca prese il nome di Punto Club, e nacque molto prima dell'emittente.

[32] Come si legge del resto nel nostro articolo pubblicato di recente sul numero 10 della rivista Il Frignano, Punto Radio aveva una propria sede distaccata nel capoluogo emiliano. Per la precisione, al numero 4 di Piazzale Roosevelt, di fronte a Palazzo Caprara.

[33] Luigi Loup nacque a Yverdon, in Svizzera, il 21 giugno 1811 e morì a Bologna il 19 novembre 1892. Dopo essere diventato proprietario della antica Villa delle Fratte di Loiano, la trasformò in Palazzo Loup. Esso divenne assai importante nel 1859 ospitando un famoso convegno segreto (il Convegno Segreto di Scanello), il quale fu determinante per l'unificazione nazionale. Forse, proprio grazie a questo importante avvenimento, nel marzo 1867 Luigi Loup riceverà la nomina a Deputato del Regno. Come detto, Loup era un agronomo. Aveva sposato una nobildonna bolognese figlia di Pio Ghisilieri. Proprio grazie a lei riuscirà a entrare in possesso della suddetta villa loianese. Il padre si chiamava Emilio Loup (1781-1858). Sembra che anche lui avesse sposato una Ghisilieri. E pare che, attraverso il figlio del Senatore Francesco Pio Ghisilieri fosse riuscito a mettere le mani anche sul palazzo di Piazza de' Calderini in cui dal 1898 verrà ubicata la sede del Carlino. Anche tale palazzo cittadino assumerà il nome Palazzo Loup, dopo essere stato a lungo in mano ai Calderini. Il ramo dei Calderini di cui si parla si sarebbe però estinto nel 1796, lasciando appunto tale palazzo a un Ghisilieri, di cui l'ultima erede Calderini era madre. Nello specifico lo avrebbero lasciato al suddetto Senatore conte marchese Francesco Pio Ghisilieri.

[34] Retto allora da Paolo Spingardi. Al quale nel marzo 1914 succederà Domenico Grandi. Dal 10 ottobre 1914, poi, tale Ministero sarà retto dall'istriano Vittorio Italico Zupelli.

[35] Il nome per esteso era Ministero delle Armi e Munizioni.

[36] Mario Barsali, Dizionario biografico degli italiani - Volume 32 (1986) - Voce: Dallolio, Alfredo.

[37] Marialuisa Cicalese, La formazione del pensiero politico di Giovanni Gentile (1896-1919): pubblicato con il contributo del Consiglio nazionale delle ricerche, Marzorati, 1973 - Pag. 178.

[38] Guidata da Peppino Garibaldi, nipote del grande condottiero Giuseppe Garibaldi. Peppino talvolta viene citato anche come Giuseppe Garibaldi II.

[39] Aveva sede presso il Ministero Armi e Munizioni, in via Quattro Fontane, 143.

[40] Forse anche nel senso "spionistico" del termine...

[41] Due di questi furono Giuseppe Prezzolini e Gioacchino Volpe. Il primo, perugino, è stato il fondatore del periodico fiorentino La Voce; il secondo, aquilano, Deputato del Regno d'Italia dal 1924 al 1929.

[42] Legato forse alla Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli - Propaganda Fide?

[43] Papa Benedetto XV, che tra l'altro era in ottimi rapporti con Pippo Naldi (numero due di Borelli, in seno al PGLI e non solo...), si era battuto a lungo affinché venisse evitata la guerra, da lui definita "Inutile strage".

[44] Dei periodi difficili trascorsi da Vanni all'interno dei seminari modenesi ne ha parlato anche Lorenzo Bedeschi in Don Enrico Vanni - Neanche all'archivio ci fu posto per lui. Un sentito grazie va all'amico Aldo Magnoni per averci dato la possibilità di conoscere tale articolo.

[45] Nell'archivio della Curia Vescovile di Modena, all'interno del fascicolo "Enrico Vanni" è presente un messaggio inviato dal sacerdote all'indirizzo del Vescovo Bruni, che però non ottenne alcuna risposta. Si trattava probabilmente dell'ultimo tentativo di Don Enrico di rimanere aggrappato alla Diocesi di Modena dopo essere stato sballottato in lungo e in largo per la provincia, a causa delle sue idee moderniste.

[46] Vasco Rossi, Marco Mangiarotti, Il giovane Vasco. La mia favola rock. Da zero a 30: 1952-1983. Il racconto adrenalinico da cantautore a rockstar, Poligrafici editoriale, Bologna, 2017.

[47] In realtà Zocca non si trova nel Frignano. Nel nostro immaginario però Vasco è figlio anche di tale territorio. In realtà, anche Riccovolto di Frassinoro, paese natale di Don Vanni, si trova nel tecnicamente territorio del Frignano (anche se poi, nel corso degli anni, il concetto di Frignano è stato allargato a tutti i comuni montani dell'Appennino modenese). Vanni però non potrà non essere considerato frignanese a tutti gli effetti, perché frequentò il Seminario di Fiumalbo e, soprattutto, perché contribuì alla fondazione, in Pievepelago, della prestigiosa Accademia Lo Scoltenna.

[48] ACS, UCI, B.30 - 23 maggio 1917 - Filippo Naldi e il suo futuro giornale.